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Marie Claire - Febbraio 2003

Acqua & silicone
Voliamo leggeri leggeri nel territorio del chiaro e semplice: piacersi è tonificante e dal miglioramento del proprio aspetto alcune persone traggono una tranquillità interiore che non trovano nella vita. Questo desiderio, per certi versi innocente, è stato spesso male interpretato: presso gli antichi romani il ricorso alla "maschera" venne considerato a lungo una contaminazione della mentalità orientale, che corrompeva i costumi dell'Urbe. Forse invertire i rapporti di causa effetto rende le cose più vicine al vero: e se fosse stata la corruzione dei costumi a spingere verso il "trucco"? Mah. Voliamo leggeri leggeri al nostro quotidiano: oggi non ci poniamo più il problema dei censori romani (sarebbe davvero difficile "corrompere i nostri costumi" oltremodo): viviamo nell'era del fasullo dove tutto è un trucco, dove tutto è un piccolo o grande inganno. È gioco forza che anche la contraffazione dell'aspetto, grazie al bisturi, abbia raggiunto il suo apice. Ma la vera domanda è: ma a noi tutto questo piace? Be', in generale a noi esseri umani i trucchi piacciono: a noi piace lasciarci ingannare (quasi quanto l'autoingannarci) e il mondo attuale ne è una splendida testimonianza. Una volta si doravano solo i luoghi di culto, mentre oggi metallizziamo le carrozzerie delle macchine, chiudiamo nella carta argentata i cioccolatini, mettiamo i profumi in scatole che costano ben più del prodotto; senza andare lontano, scegliamo i prodotti al supermercato in base alla bellezza grafica della scatola: siamo più che mai nell'era del fasullo. Ma voliamo leggeri leggeri nel territorio delle presunte risposte. Il fatto è che il mondo così com'è ci piace abbastanza poco: un minimo di contraffazione non può che migliorarlo, sembriamo dire. Perciò ben vengano i bisturi, se servono a farci vedere le cose più belle di quello che sembrano. Ma il problema è che spesso, per migliorare le cose, si finisce per peggiorarle: c'è un con fine facile da oltrepassare e poco filo spinato nelle zone circostanti. Ma voliamo (leggeri leggeri, ovviamente) nel territorio degli esempi. In generale, se una donna si rifà le tette è perché preferisce che gli uomini la guardino lì piuttosto che negli occhi. E noi ometti facilmente concediamo lo sguardo, per ragioni legate al nostro istinto di riproduzione, alla ricerca visiva delle rotondità eccetera eccetera, ma alla fin fine un'occhiata furba varrà sempre più di una quinta di reggiseno («l'intelligenza è seduzione», diceva John Belushi -oppure Manzoni, non so, li confondo sempre). E in ogni caso mettere le mani su una bolla di silicone fa una certa impressione, altro che ogm. Ma andiamo oltre (e là voliamo, leggeri leggeri): la sessantenne che si fa tirare le rughe è uno smagliante spettacolo di incapacità di invecchiare, d'accordo, ma questi sono affari suoi. Il problema è che il risultato dell'intervento sta per metà nell'abilità del chirurgo e per l'altra nelle incerte mani del buon gusto dell'operata. Simpatiche vecchine a cui sembra abbiano steso un foglio di domopack sulla faccia ci lasciano perplessi, soprattutto per la perdita completa di espressione e quell'aria ebete che accomuna i liftati, anche uomini ovvio, come un famoso sarto che ormai ricorda Gommaflex, il nemico di Alan Ford. Sacrificare la propria espressione in nome di una soggettiva bellezza è opinabile, ma ancor nulla in confronto a quello che è riuscito a fare Michael Jackson con la propria faccia: accusato di aver plagiato una canzone di Al Bano, sembra invece copiare Sandra Mondaini, di cui sta perseguendo il percorso inverso: lei vuole diventare nera mentre lui vuole diventare bianco. Oltre che bianco vuole gli zigomi affilati, il naso alla francese, il mento affusolato, eccetera. Il risultato di tutti questi interventi è sotto gli occhi di tutti. Ma ritorniamo (volando, leggeri leggeri) a noi italiani che come sempre abbiamo raccolto l'ennesima moda americana: le labbra a canotto, proposte da molte donne di spettacolo con effetti sconcertanti Anche qui ne va dell'espressione del viso, ma evidentemente deve sembrare loro qualcosa di sacrificabile. Così le nostre divette mostrano labbra appena punte da un’ape, con gioia, non si sa di chi, sventolando al mondo il successo dei loro calendari (comprati - e diciamolo, una volta per tutte - per la maggioranza da quattordicenni in tempesta ormonale con il viso stellato di brufoli). Comunque siamo appena all'inizio: l'ultima notizia è che sarà presto possibile il trapianto della faccia, come nel film Face Off. Voliamo leggeri leggeri. O forse no. Enrico Remmert 38 anni, torinese, autore di "La ballata delle canaglie" (Marsilio)
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