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di Fabio Rinaldi

Microautotrapianto ad alta densità
di Fabio Rinaldi
Un terzo delle consultazioni dermatologiche ambulatoriali riguardano problemi tricologici dei quali l’alopecia androgenetica rappresenta senza dubbio la patologia più frequente.
Il 70% circa degli uomini dopo i cinquanta anni presenta un diradamento valutabile dal I al VII grado secondo la scala di Norwood ed il 50% delle donne dopo la menopausa può mostrare un diradamento che può essere classificato tra il I ed il III grado secondo la scala di Ludwig.
E’ nell’ultimo decennio cresciuta sempre più la richiesta di consultazioni tricologiche maschili e femminili e conseguentemente la sensibilità del dermatologo a problematiche da sempre ritenute di secondaria importanza.
Il disagio creato, soprattutto nei soggetti giovani, dalla caduta dei capelli crea spesso un’immagine di sé distorta e problemi di relazione nella vita sociale e lavorativa.
Si è venuta quindi a creare la necessità di nuovi impulsi nella ricerca scientifica finalizzati ad individuare le cause principali dell’alopecia androgenetica in ambo i sessi e necessariamente cure mediche più idonee. Anche la terapia chirurgica peraltro si è evoluta e quasi la totalità dei pazienti che si rivolge al dermatologo per problemi di capelli vuole informazioni sulla fattibilità e sulla tecnica dell’autotrapianto.
Il microautotrapianto o trapianto a microisole rappresenta la terapia chirurgica di elezione al fine di ottenere un infoltimento di zone diradate soprattutto a livello dell’attaccatura frontale: nella donna per esempio rappresenta la tecnica di prima scelta.
Nell’uomo esistono altre alternative chirurgiche:
- la riduzione dello scalpo con estensore è senza dubbio la più idonea per ridurre grandi aree calve nella zona del vertice.
La ricostruzione dell’attaccatura frontale deve però essere sempre effettuata con il microautotrapianto.
Prima ancora di parlare della tecnica dell’autotrapianto è indispensabile valutare se esista l’indicazione al trattamento chirurgico ed in particolare se sia presente una zona donatrice adeguata (zona occipitale).
Fino a qualche anno fa si riteneva che la terapia chirurgica della calvizie dovesse essere affrontata solo dopo i trenta o quaranta anni, quando cioè la sua progressione potesse ritenersi esaurita.
Tale atteggiamento non è più da considerarsi corretto poiché la progressione della calvizie può realizzarsi a qualsiasi età, perché esistono cure mediche in grado di arrestarla, ma soprattutto perché la “finezza” e la naturalezza dei risultati della tecnica chirurgica non consentono oggi di distinguere ad occhio nudo i capelli trapiantati da quelli già presenti nella zona ricevente e risparmia i capelli preesistenti da traumi chirurgici.
Nelle donne inoltre dove la zona donatrice spesso si presenta diradata, contrariamente a quello che da sempre si è ritenuto, il risultato estetico può essere anche migliore rispetto all’uomo non dovendo ricostruire una densità di capelli ma solo integrarla.
L’autotrapianto a microisole prevede alcune fasi fondamentali:
- la visita dermatologica preliminare utile a stabilire l’indicazione chirurgica e molto importante dal punto di vista medico-legale
- la spiegazione nel dettaglio della tecnica chirurgica
- la definizione delle aspettative individuali e, da ultimo la consegna al paziente del materiale illustrativo e del consenso informato da sottoscrivere.
- Il momento operatorio che prevede l’espianto della striscia di cute dalla zona donatrice, la preparazione delle microisole o grafts, la preparazione dei siti riceventi e l’impianto degli innesti.
Da sempre l’autotrapianto a microisole è considerato il gold standard con i risultati più naturali: il limite della tecnica è quello di dover effettuare numerose sedute operatorie per raggiungere alte densità di capelli.
Come sostenuto da numerosi chirurghi della calvizie, la “microcicatrizzazione“che si crea dopo il primo intervento, renderebbe più difficoltosa la crescita dei bulbi impiantati nelle sedute successive e per ovviare a questo problema in tempi recenti è stata messa a punto la tecnica definita “one-pass hair transplant” o autotrapianto ad alta densità che consiste nell’ottenere già dalla prima seduta operatoria una densità di crescita adeguata con la realizzazione di siti riceventi estremamente piccoli e ravvicinati.
Il segreto della metodica, descritta per la prima volta nel contesto del Congresso della Società Internazionale di chirurgia della calvizie tenutosi nel 2001 a Puerto Vallarta, consiste nel praticare micro fori con aghi da 19 gauge che provochino il minor danno vascolare possibile.
Il vantaggio si traduce in minore fibrosi dermica e conseguente maggior attecchimento dei bulbi nelle sedute successive.










Tale metodica può essere impiegata però solo da équipes chirurgiche esperte in chirurgia della calvizie, richiede tempi operatori molto lunghi ed un avvicendamento di più operatori durante le varie fasi dell’intervento. Ne conseguono costi più elevati per il paziente che però avrà il vantaggio di evitare un maggior numero di sessioni operatorie in quanto sin dalla prima è possibile ottenere un apprezzabile miglioramento estetico.

Dott. Fabio Rinaldi
Dermatologo Plastico a Milano
Responsabile Nazionale Dipartimento Laser
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