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di Massimo Perrone

L’utilizzo della fosfatidilcolina nelle formulazioni cosmetiche

Com’è noto l’invecchiamento cutaneo è dovuto a una serie di fattori esogeni e ambientali ma soprattutto da una serie di fattori endogeni come le aggressioni ossidative dei radicali liberi e il cosiddetto cronoaging.
Quest’ultimo comporta un assottigliamento dei vasi nel derma unito a una netta diminuzione, nelle fibre del derma, di proteoglicani e glicosaminoglicani (come l’acido ialuronico).
Tutto questo rende la cute meno elastica a livello del derma ma anche a livello epidermico, a causa della ridotta funzione di barriera dello strato corneo, si manifesta una maggior vulnerabilità agli attacchi esogeni e quindi una via di accesso a fenomeni di invecchiamento cutaneo.
Anche le cellule di Langerhans (localizzate nello strato sovra basale dell’epidermide e deputate al monitoraggio della risposta immunitaria) diminuiscono di numero col tempo e tutto il rinnovamento cellulare viene compromesso sia dalla diminuita attività di mitosi cellulare (naturale schema di duplicazione delle cellule) sia dalla ridotta capacità di auto-riparare i danni cellulari.

Un ruolo fondamentale a proposito viene giocato dalla fosfatidilcolina.
Essa rappresenta uno dei costituenti fondamentali delle membrane cellulari, conferisce a esse l’opportuna fluidità favorendo così i meccanismi osmotici di scambio con l’esterno.
Essa è prodotta in una nota sequenza di biosintesi interna ma, anche se somministrata dall’esterno, riesce a penetrare attraverso gli strati più superficiali dell’epidermide fino a giungere alle fibre del derma per due motivi:

  1. Grazie alla sua struttura molecolare non è trattenuta dallo strato corneo. Non a caso aggregati globulari di fosfolipidi sono usati in cosmetica allo scopo di veicolare componenti attivi al di la dello strato barriera (i famosi liposomi)
  2. In virtù della sua affinità chimica coi lipidi intercellulari riesce a penetrare all’interno delle fibre del derma e ad “affiancarsi” alla membrana cellulare mimando così la presenza dei fosfolipidi prodotti per via endogena.

Ne consegue un’azione di supporto a favore del turnover cellulare che si esplica attraverso due fondamentali vie biochimiche.
Innanzi tutto la fosfatidilcolina giunta così in prossimità della membrana cellulare favorisce, come detto poc’anzi, gli scambi osmotici e questo determina un effetto di enhancing dei meccanismi di riparazione cellulare necessari per rimediare ai danni ossidativi e compensare gli effetti del cronoaging.
In secondo luogo (come dimostrato da recenti lavori scientifici), la fosfatidilcolina, al pari di tutti i precursori fosfolipidici, ha una spiccata azione di supporto nella sintesi dei fibroblasti in quanto ne stimola proprio il fisiologico meccanismo di duplicazione.

Ma oltre a uno spiccato effetto anti invecchiamento, la fosfatidilcolina può trovare una valida applicazione in molti casi di stress cutaneo.
Da un punto di vista chimico, infatti, la fosfatidilcolina è un derivato della lecitina di soia contenente un’alta frazione (70% circa) di acido linoleico (acido grasso essenziale polinsaturo).
In situazioni in cui la barriera idrolipidica di superficie risulta alterata si è rilevato un decremento della quantità di acido linoleico nel sebo. Questo deficit comporta alterazioni in senso quali-quantitativo della barriera idrolipidica di superficie, anomala composizione del sebo e aumento della perdita d’acqua transepidermica (TEWL).
Oltre alla funzione di contrasto al fenomeno del cronoaging, quindi, la fosfatidilcolina può favorire il riequilibrio dello strato esterno dell’epidermide, mediante apporto di acido linoleico, in quei casi in cui la barriera risulta alterata per esposizione agli agenti esogeni o in particolari situazioni di stress.

In definitiva, l’uso di fosfatidilcolina in formulazioni topiche ha spiccate qualità antiaging in quanto favorisce il percorso biosintetico di proliferazioni dei fibroblasti, componenti fondamentali della struttura del derma, grazie alla sua affinità ai lipidi di membrana unitamente alla sua capacità di penetrare attraverso gli strati più profondi dell’epidermide.
Questa sua ultima peculiare caratteristica, inoltre, la rende la molecola ideale per veicolare componenti attivi, in formulazioni cosmetiche, fino all’intorno della membrana cellulare per avere il massimo dell’attività in situ la dove la funzione degli attivi si manifesta con maggior efficacia.
Infine, oltre a combattere l’invecchiamento, la fosfatidilcolina contribuisce al riequilibrio dello strato esterno dell’epidermide sottoposta a condizioni di stress.

Dr. Massimo Perrone
Chimico Cosmetologo

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