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di Giuseppe Parodi

Pecilodermia

Col termine di pecilodermia si intende in dermatologia una condizione cutanea caratterizzata da atrofia, eritema con teleangectasie, e iperpigmentazione irregolare(1).
Le cause della pecilodermia possono essere svariate: malattie congenite, autoimmuni e neoplastiche.

Col termine di pecilodermia di Civatte si intende invece una variante specifica che colpisce le superfici laterali del collo, originariamente descritta da Civatte nel 1923(2) soltanto nelle donne in età postmenopausale.

Le cause della pecilodermia di Civatte sono state ascritte al danno cronico dell’esposizione solare e in parte a possibili reazioni fotoallergiche a sostanze profumate applicate sul collo. Alcuni autori(3) sulla base di dati istologici hanno considerato il melasma mandibolare come una variante della pecilodermia di Civatte, in definitiva confermando il ruolo patogenetico dei fattori ormonali come nella descrizione originaria dell’autore francese.

Altri in un interessante articolo su Clinical and Experimental Dermatology(4) sulla base di uno studio di 7 casi di PK tra i membri di due famiglie greche ipotizzarono l’esistenza di una predisposizione genetica, trasmessa da un gene autosomico dominante.

A nostro parere, e sulla base della nostra esperienza clinica, nella patogenesi della PK va considerato anche il ruolo del flush. Infatti le alterazioni cutanee presenti sulla superficie laterale del collo non sono legate esclusivamente ad un fatto attinico ma sono in stretta correlazione col problema vascolare (come dimostrato dall’assenza di alterazioni in zona sottomandibolare); pertanto nella prevenzione della PK occorre tenere in considerazione anche tutti i fattori scatenanti l’eritrosi del viso,quindi tutti i fattori in grado di provocare il flush. Inoltre una condizione del genere non è presente solo sulla superficie laterale del collo, ma spesso si riscontra anche al decollete.

Il trattamento della PK fino alla scoperta della laserterapia selettiva era assolutamente sconfortante:topici depigmentanti, peeling, diatermocoagulazione, laser co2 od erbium non solo non erano efficaci ma potenzialmente in grado di produrre effetti collaterali indesiderati quali cicatrici o discromie .

I primi lavori riguardo la laserterapia della PK con dye-laser risalgono al 1990(5) e si riferiscono ad una apparecchiatura performante a 585nm con lunghezza di impulso di 360 microsecondi e spot del diametro di 5 mm. Gli autori descrivono ottimi risultati sia sulla componente vascolare che su quella iperpigmentata, con ottima soddisfazione dei pazienti trattati. L’unico effetto collaterale riportato è l’effetto porpora tipico del dye-laser che lavora con quella durata di impulso.
Altre segnalazioni relative al trattamento laser della PK si hanno nel 1999 sul British Journal of Dermatology(6) e si riferiscono al laser 532 KTP. Secondo gli autori questo laser costituisce una soluzione superiore al dye-laser per il maggior assorbimento di melanina (quindi su una maggiore efficacia nei confronti della componente iperpigmentata) e sulla assenza di porpora post trattamento.
Ancora più recentemente, nel 2000,è intervenuto sull’argomento Goldman con un articolo sul trattamento della PK mediante luce pulsata(7). Lo studio si riferisce a 66 pazienti affetti da PK trattati con luce pulsata con filtro 515 nelle fasi iniziali e con filtro 550 o 570 nelle fase finali e con fluenza da 30 a 34J. L’autore riferisce un miglioramento variabile da un 75 a 100% dopo un numero medio di tre trattamenti. Tra gli effetti collaterali riportati la porpora in quindici soggetti,porpora però a risoluzione più rapida di quella prodotta dal dye-laser e 4 casi di ipopigmentazione a piccoli spot durata 1-2 anni. Si otteneva inoltre un effetto addizionale sul miglioramento della texture cutanea nel 70% dei soggetti di sesso femminile, con conseguente miglioramento dell’atrofia cutanea.
Secondo Goldman la IPL per le sue caratteristiche (ampiezza dello spot, durata dell’impulso, lunghezza d’onda) rappresenterebbe la soluzione ottimale per il trattamento della pecilodermia di Civatte, che - va sempre ricordato - ha la caratteristica fondamentale di avere associata la componente vascolare con quella melaninica.

 

Una PK del decollete

 

 

Dott. Giuseppe Parodi
Dermatologo Plastico a Genova

Bibliografia

1) Fitpatrick, Tb Bernhard J.D and Cropley TG. The structure of skin lesions and fundamentals of diagnosis. Fitpatrick’s Dermatology in General Medicine 2nd Ed New York McGraw-Hill 1999 Pp13-41

2) Civatte A. Poikiloderma reticule pigmentarire du visage e du cou. Ann Derm Syphil (Paris) :605,1923

3) Mandry Pagan R, Sanchez JL. Mandibular melasma. PR Healyh Sci J 2000 19 :231-234

4) A.C Katoulis, NG Stavrianeas, S Georgala A et al. Familial cases of poikiloderma of Civatte: genetic unplications in its pathogenesis? Clinical and Experimental Dermatology 24 .385-387 1999

5) Ronald. G Wheeland Yay Apllebaum. Flashlamp-pumped Pulsed Dye laser therapy for poikiloderma of Civatte. J Dermatol Surg Oncol 16 12-16 1990

6) K Batta, C Hindson et al. Treatment of poikiloderma of Civatte with the potassium titanyl phosphate (KTP) laser. British Journal of Dermatology 140 1169-1199 1999

7) Michel P Goldman and Robert Weiss. Treatment of Poikiloderma of Civatte on the neck with an intense pulsed light source. Journal of Plastic and Reconstructive Surgery 107 6 1376-1381 2001

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