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Il Dhea: una disputa infinita
Il DHEA (abbreviazione di deidroepiandrosterone) è un ormone al centro da tempo di infinite discussioni. Da un a parte ci sono coloro che lo considerano l'ormone della gioventù per eccellenza, dall'altra quelli che sostengono che non esistono studi sufficienti che dimostrino la sua utilità e sicurezza. Quest'ultima posizione è stata presa recentemente dall'ordine dei medici di Francia, dove il dhea è accessibile da tempo. Proprio sull'ultimo numero del Journal de Medecine Esthetique è riportata una revisione critica dei pro e contro questo ormone.

Sappiamo che il dhea è uno degli ormoni più abbondanti nel sangue umano e che una gran parte dell'attività androgena (che determina l'aspetto e la forza fisica, la sessualità) è direttamente collegata (per il 90% nella donna e per 30-50% nel maschio) a questo ormone. Infatti il tasso medio di DHEA diminuisce progressivamente e dai 50 a i 60 anni la sua quantità nel sangue è meno della metà che dai 17 ai 30. Esistono molti lavori scientifici che hanno dimostrato gli effetti negativi della carenza di dhea: tendenza alla depressione, ansietà, diminuzione della libido, tendenza alla obesità, alterazione del metabolismo glucidico, aumento della mortalità cardiovascolare negli uomini. Uno studio condotto dal prof Baulieu ha dimostrato che il trattamento con dhea aumenta la densità ossea in soggetti femminili sia con età superiore a 70 anni che con età inferiore.

Altri numerosi studi scientifici hanno dimostrato la benignità di questo trattamento: la maggior parte degli effetti collaterali sono stati correlati al sovradosaggio, occorso generalmente in persone che lo assumevano senza controllo medico.

Inoltre le obiezioni sulla pericolosità del dhea riguardo il cuore e i vasi sanguigni sono contraddette dal frequente riscontro di valori ematici bassi in soggetti con insufficienza cardiaca o coronarica o colpiti da infarto. Per quanto riguarda l'aspetto oncologico ulteriori studi hanno dimostrato l'effetto protettivo di questo ormone nei confronti del tumore del seno, della prostata, del collo dell'utero. Inoltre è stato assodato che l'effetto cancerogeno sul fegato è possibile solo in seguito a somministrazioni di dosaggi estremamente elevati di dhea. Il dhea sembra avere dei suoi propri recettori a livello dei tessuti nervosi e perciò non agisce unicamente tramite i suoi metaboliti androgeni: la maggior parte degli studi scientifici dimostra un effetto positivo sui parametri psichici (ansia, depressione), tranne la memoria. L'inefficacia sulla memoria, tuttavia, va addebitata al periodo troppo breve di trattamento.

Anche gli studi sul dhea presenti nella letteratura americana dimostrano effetti collaterali pressochè nulli; tuttavia alcuni report evidenziano che gli effetti sulla sintomatologia psichica (con particolare riguardo la libido sessuale) non sono molto dissimili da quelli ottenuti in altri soggetti trattati con placebo.

L'argomento fondamentale dei detrattori del dhea è che il trattamento con questo ormone di soggetti che hanno una valore ematico normale non trova giustificazione alcuna; in effetti molte delle posizioni anti dhea sono legate da un pressupposto filosofico di fondo secondo il quale non è corretto somministrare un ormone se questo è presente in quantità normale .

A nostro parere questa posizione ignora il fatto che se si vuole eseguire un trattamento antiage bisogna ripristinare i livelli di ormone presenti nel periodo precedente alla vita del soggetto, proprio per cercare di trasmettergli, tramite la via ormonale, una parte della giovinezza perduta.

Dott. Giuseppe Parodi
Dermatologo Plastico a Genova
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